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In Venezuela si costruisce un modello di socialismo nazionale
L'intervista del ricercatore italiano Dario Azzolini , pubblicata recentemente sul prestigioso quotidiano argentino “PAGINA/12”, meriterebbe di essere diffusa da tutti i media italiani al fine di dimostrare il grado di espansione raggiunto in Venezuela dalla pratica della cogestione delle imprese. Ma si sa che i media italiani sono in maggioranza nelle mani di avidi capitalisti e devono occultare questo fenomeno che si sta espandendo nel continente sudamericano, quindi non se ne deve parlare.
Accadde – e continua ad accadere – che questo silenzio riguarda anche le “fabricas sin patron-FA.SIN.PA.” argentine mentre allo stesso tempo il fenomeno della cogestione è sempre in crescita.
Noi della CULTA – Confederazione Unica del Lavoro, della Tecnica e della Arti – non possiamo fare altro che mantenere dei proficui contatti con quelle realtà sudamericane a noi vicine e collaborare con l'invio di materiale di studio sulla socializzazione delle imprese avvenuta in Italia negli anni 1944-45.
In questi giorni abbiamo provveduto a rinnovare il nostro sito per adattarlo (sezione estero) a questo importante corso nelle relazioni con il mondo sudamericano che si sta preparando per dare, nel tempo, un grosso dispiacere agli USA, riconquistando la propria sovranità nazionale dopo lunghi anni di schiavitù economica e politica.
Angelo Faccia – Seg.Gen. CULTA
Il trionfo di Chavez e la partecipazione operaia nella direzione delle imprese
Si radicalizza il processo
L'esperienza venezuelana del recupero delle fabbriche da parte degli operai è motivo di studio.
Progredisce il modello di cogestione con lo Stato.
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Con l'espropriazione della INVEPAL ( Industria Venezuelana de la Pulpa y del Papel), nel gennaio del 2005, iniziò un processo – sconosciuto fino allora – di crescita del controllo operaio delle fabbriche in Venezuela. Con l'appoggio della Costituzione , circa 200 imprese furono recuperate dai lavoratori, alcune si convertirono in cooperative, altre in cogestione con lo Stato e il terzo gruppo è statale anche se con una forte ingerenza del suo personale nelle decisioni aziendali. Dopo aver evidenziato i casi più emblematici nel documentario “Venezuela dal basso” , il ricercatore italiano Dario Azzelini parla con Cash circa le caratteristiche di questo processo.
- Quali sono le pecularietà della recuperazione delle fabbriche in Venezuela?
- C'è un appoggio del Governo verso le fabbriche recuperate e quelle da recuperare. Tra il 1983 e il1988, ebbe una crescita zero o negativo e chiusero migliaia di fabbriche. Pîù imprese chiusero quando Chavez arrivò al Governo. Cosicché ogni impresa che inizia a lavorare ha un suo mercato interno. In un primo momento non accadde nulla: il Governo non reprime e neanche dà risposte. Finche nel gennaio del 2005 si procedette alla prima espropriazione della fabbrica di carta Invepal. Successivamente iniziarono altre espropriazioni e iniziò un programma di recupero industriale. Oggi, non solo lo Stato appoggia le fabbriche ma le compra anche dalle banche che le detengono per essere fallite e poi le passa agli operai.Ci sono tre modelli: quelle che sono al cento per cento cooperative , le statali e quelle che che hanno una partecipazione statale del 51% , anche in questo caso l'assemblea dei lavoratori elegge il direttore.
- Come si adattò la normativa a questo processo?
- Non esiste una legge sulla cogestione o autogestione. E' un'iniziativa del Governo che offrì alla piccola e media impresa di articolare un modello di cogestione con gli operai e in cambio offrire crediti a condizioni agevolate. E circa 800 imprese costruirono un modello di cogestione. Tra le imprese statali l'impresa dell'alluminio è il modello di impresa più avanzato: è il cento per cento statale ma nonostante tutto si sta costruendo un modello di controllo operaio a tutti i livelli.
- Quale altra iniziativa ha preso il Governo?
- Un anno fa Chavez in televisione elencò una a una la lista di oltre 1.100 imprese chiuse e fece appello alla popolazione affinché le occupassero. Inoltre lo Stato da la preferenza alle cooperative negli acquisti di beni e servizi. Ci sono poi i crediti a condizioni agevolate. Lo Stato invertì 7,5 milioni di dollari affinché INVEPAL potesse avviare la produzione. Questo rappresenta il 51% di proprietà statale. Questo danaro fu convertito in credito che la cooperativa, dopo un anno di esenzione, paga con interessi dall'1 al 4 per cento annuale, quando l'inflazione in Venezuela arriva al 15%. E mentre si paga questo credito, lo Stato trasferisce azioni alla cooperativa.
- Che nozioni di produttività impresariale si possono trarre da questo processo?
- Nella logica neoliberale conta solo la produttività dell'impresa. Se un'impresa con 300 operai non guadagna sufficientemente per essere produttiva , sembrerebbe non conveniente mantenerla. Però quanto costa alla società 300 operai senza lavoro; quanto costa al Paese che questo prodotto non si produce e bisogna importarlo dall'estero. Quanto costa alla Stato e alla società che queste famiglie non hanno lavoro. Quanto gli costa alle imprese di materia prima che vendevano a un'impresa che chiude. Bisogna tornare a un conto totale e non contare ogni parte del sistema produttivo, nel quadro di un contesto sociale. E questo si è perduto nel dibattito politico ed economico.
Come valuta il risultato delle elezioni?
Chavez ha vinto le elezioni con ampio margine. E il suo trionfo approfondirà questo processo. Chavez disse chiaramente che queste elezioni sono un si o un no al socialismo. E ci sarà un rafforzamento del processo in corso. (traduzione A.Faccia)